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RICONOSCIMENTO DELLO YOGA

In questi giorni, dopo il riconoscimento dello Yoga come attività di natura sportiva, come prevedibile, si è aperto il dibattito e tutti abbiamo letto diverse considerazioni sul fatto che “lo Yoga non è uno sport”.

Ed è proprio qui che, forse, nasce un equivoco.

Nessuno ha mai sostenuto che lo Yoga sia soltanto uno sport. E soprattutto nessuno vuole stabilire, attraverso un riconoscimento normativo, che cosa debba essere lo Yoga.

Lo Yoga ha una storia, una filosofia, una cultura e una profondità che vanno ben oltre il gesto fisico. Ma non è certamente l’unica disciplina ad avere queste caratteristiche.

Il riconoscimento sportivo non cancellerà l’essenza dello Yoga.

È importante chiarirlo perché nessuno intende entrare nelle scuole o nelle associazioni per dire agli insegnanti come debbano praticare o trasmettere questa disciplina.

Nessuno stabilirà quanto spazio debba essere dedicato agli asana, alla respirazione, alla meditazione, alla filosofia o alla dimensione spirituale. E nessuno pretende di uniformare approcci, metodi e sensibilità che appartengono alla storia stessa dello Yoga.

Non è questo il significato del riconoscimento.

Il lavoro portato avanti negli anni affinché anche lo Yoga potesse essere riconosciuto nell’ambito dell’ordinamento sportivo nasce da una volontà molto diversa: offrire una possibilità in più. Una possibilità per le associazioni e le società sportive che praticano e diffondono Yoga di vedere finalmente riconosciuta ufficialmente la propria attività e, quando ne ricorrono i presupposti, di poter accedere pienamente agli strumenti e alle opportunità previste dall’ordinamento sportivo dilettantistico come ad esempio l’esenzione da IRPEF per i compensi erogati ai tecnici fino a € 15.000.

È un’opportunità, non un obbligo. È un riconoscimento, non un’imposizione.

Chi vuole continuare a vivere lo Yoga privilegiandone la dimensione filosofica, spirituale o tradizionale continuerà a farlo esattamente come ha sempre fatto. Chi sceglie di praticarlo e organizzarlo anche all’interno dell’ordinamento sportivo oggi dispone invece di una possibilità che prima non aveva nelle stesse forme.

Perché nessun codice potrà rendere un insegnante più preparato, nessun decreto potrà dare profondità a una pratica e nessun registro potrà stabilire quali valori debbano essere trasmessi all’interno di una scuola. Quello dipenderà sempre dalla competenza, dalla cultura, dalla sensibilità e dalla serietà di chi insegna.

Una norma può riconoscere lo Yoga come attività sportiva.
Non può e non vuole decidere che cosa debba essere lo Yoga per chi lo pratica.

E forse è proprio questa la distinzione da cui dovremmo partire per valutare come poter sfruttare questa opportunità senza alcun intento di modificare l’essenza della propria pratica.

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